Esiste un mondo in cui le persone fanno accadere le cose.
24 Gennaio 2019

CausaEffetto

“Davanti ad un problema o ad un insuccesso l’unica cosa che puoi fare è domandarti “Come posso risolvere diversamente?”

 Quando ci troviamo al cospetto di un personaggio di successo, magari un grande imprenditore, tendiamo a credere che è riuscito a fare tutto da solo.

Certamente parliamo di persone dalle doti straordinarie, ma ci sono elementi dietro le quinte che hanno lavorato altrettanto sodo, solo magari non hanno addosso le luci della ribalta. Collaboratori, consiglieri, dipendenti: in una parola sola, un team.

Grandi politici, imprenditori, finanzieri, hanno tutti la necessità di lavorare e collaborare con altre persone per raggiungere gli obiettivi più importanti. Dietro ogni grande successo c’è una storia di fitto interscambio lavorativo, culturale, di azioni, di progetti, di condivisione e di squadra.

Quando si entra nel campo del lavoro di squadra, emergono sempre problemi che riguardano la gestione stessa della squadra. Chi lavora in team lo sa: la prima questione da affrontare è il funzionamento di ogni “ingranaggio umano” del sistema.

Ci sono molti problemi che possono emergere nella gestione della squadra di lavoro:

  • Collaboratori poco motivati
  • Collaboratori inefficienti
  • Collaboratori che influiscono negativamente sugli altri
  • Collaboratori incapaci di rispettare i tempi
  • Collaboratori che non riescono a lavorare in autonomia
  • Collaboratori che non comunicano

E così via…

Se vogliamo che i nostri collaboratori contribuiscano in maniera positiva al raggiungimento dell’obiettivo del team dobbiamo passare loro la conoscenza, dobbiamo cioè fornire loro tutti gli strumenti teorici e pratici per poter svolgere al meglio la loro mansione all’interno del tutto.

Questo è un passaggio di fondamentale importanza, ma non è sufficiente e non basta.

Facciamo un esempio concreto: imparare a guidare l’automobile.

Per imparare a guidare l’automobile si frequenta la scuola guida dove vengono fornite allo studente le basi teoriche e gli strumenti pratici per guidare. Un passaggio molto importante è guidare l’auto assieme all’istruttore. In quel momento, durante la sessione assistita, stiamo guidando, quindi siamo in grado di farlo, ma manca un elemento davvero imprescindibile.

Quale? La responsabilità. Pensateci bene: finché siamo in auto con lui, con i doppi comandi, non siamo pienamente responsabili delle nostre azioni e non siamo pienamente responsabili dell’incolumità di noi stessi e del mezzo che stiamo guidando. Una volta volta conseguita la patente, guideremo da soli e allora staremo guidando davvero, in piena responsabilità.

Una persona che si sente pienamente responsabile di una cosa è una persona che

esegue al meglio un compito, un lavoro. Sono due quindi i passaggi necessari:

  • Accedere alla conoscenza
  • Assumere la responsabilità

Non tutte le persone sono in grado di assumere una piena responsabilità delle cose. Alcune persona sentono che la propria vita sia come in balia dei fattori esterni, fattori che influenzano le situazioni in maniera ineluttabile. Ci sono invece delle persone che possiedono l’abilità della responsabilità e si comportano di conseguenza, ritenendosi artefici del proprio destino e di ciò che accade loro attorno.

La responsabilità è proprio la capacità di considerarsi la causa delle situazioni, ovvero “è successa questa cosa per merito/colpa mia.”

Facciamo un esempio. Siamo ad una riunione e stiamo spiegando ai nostri collaboratori il nuovo progetto. Ad un certo punto uno di loro alza la mano, prende la parola e afferma: “non ho capito i passaggi per raggiungere l’obiettivo finale.” In quel momento posso reagire in due modi differenti:

  • Considerarmi la causa della non comprensione, prendermi le mie responsabilità e rispiegare meglio.
  • Considerarmi l’effetto, ovvero pensare che il collaborare non sia in grado o non abbia voglia di comprendere.

Solo del primo caso, decidendo di essere la causa (e quindi essendo responsabile) creo una situazione dove produco conoscenza. Decido di rispiegare in altre parole il progetto e raggiungo l’obiettivo di far conoscere al mio collaboratore ciò che non conosceva.

Se decido di agire nel secondo modo non risolvo nulla, creo anzi frustrazione e brutte emozioni nel mio collaboratore, tacciandolo di non capire. Ricordatevi che il vostro obiettivo è quello che ogni singola persona del team dia il meglio all’interno del gruppo, per raggiungere tutti assieme lo scopo comune. Che cosa fa un ottimo insegnante?

Un ottimo insegnante cambia il suo metodo di condivisione della conoscenza considerandosi egli stesso la causa del sapere (o meno) degli studenti.

Pensare che gli studenti siano incapaci è la via principale al fallimento della classe, ovvero in questo caso del team di lavoro.

Piuttosto, siamo noi che essendo la causa delle loro competenze, dobbiamo adeguarci e trovare la strada migliore affinché loro possano apprendere e lavorare al meglio delle proprie possibilità.

Tenete presente che sono stati fatti degli studi secondo i quali su 100 collaboratori solo una percentuale che va dal 3% all’8% rappresenta davvero elementi negativi, restii alle correzioni e al lavoro di squadra. Tutti, nella vita, hanno avuto a che fare con persone quasi impossibili da gestire in ambito lavorativo, ma tutti gli altri sono potenziali buoni/ottimi collaboratori e la responsabilità di farli rendere al meglio è vostra e solo vostra.

Perseverando a considerarci la cause delle loro performance saremo costretti a trovare nuove soluzioni, nuovi metodi di lavoro, nuove motivazioni, alla ricerca, ogni giorno, del miglior ambiente lavorativo per tutti gli elementi della squadra. Prima di dare la colpa a un collaboratore di scarsa produttività chiediamoci sempre quali sono i reali motivi della cosa e cerchiamo di porre rimedio al problema, partendo dal presupposto che, nella maggioranza dei casi, è colpa nostra perché siamo noi i responsabili del funzionamento del team.

Nel momento in cui iniziamo a considerarci effetto, ovvero incolpare gli altri delle basse performance, andremo incontro ad un sicuro fallimento, perché, come abbiamo già sottolineato, non saremo in grado di produrre e conferire conoscenza e quindi valore al nostro collaboratore. Molto spesso ci sono imprenditori che guardano con sdegno all’inefficienza dei propri collaboratori non considerando che non c’è un buon ambiente di lavoro, non sono state fornite le giuste motivazioni e non c’è la giusta comunicazione. Di chi è la colpa?

L’unico modo per risolvere un problema è considerarsi causa.

Si riscontra che in un team in cui il leader si considera la causa del problemi del gruppo, i problemi vengono risolti. Quando un manager adotta la causatività e diventa responsabile delle performance dei propri collaboratori, l’ambiente di lavoro è il migliore possibile.

Quando un tuo collaboratore non ha performance adeguate, puoi affrontarlo dicendogli che non è in grado di lavorare e che è un elemento negativo all’interno del team.

Questo tuo comportamento cosa produce? Ingigantisce il problema e non porta a nessuna soluzione. Per quanto spesso anche il tuo collaboratore avrà delle colpe personali, ragionare secondo la causatività e proporre nuove soluzioni e nuove motivazioni sarà sempre un atteggiamento positivo e vincente che, nella maggior parte dei casi, porterà alla risoluzione del problema in essere.

Causa ed effetto procedono per emulazione.

 Se approccio un problema in modo causativo innesto un circolo virusoso, mentre se lo approccio dal punto di visto dell’effetto innesto un circolo vizioso.

Due esempi:

  • Un “leader effetto” incolpa il collaboratore della bassa performance. Il collaboratore a sua volta darà la colpa al leader, considerandolo incapace di condurre la squadra alla vittoria e di offrire a tutti buone condizioni di lavoro. Le accuse quindi si rimbalzano, peggiorando la situazione.
  • Un “leader causa” si prende le sue responsabilità una, due, tre volte e così via, facendo capire al proprio collaboratore che è pienamente disponibile a riconoscere le proprie colpe. Questo comportamento positivo indurrà, piano piano, anche il collaboratore a comportarsi allo stesso modo e capire che anch’egli potrebbe avere delle responsabilità personali circa la sua bassa performance.

Leader effetto generano collaboratori effetto, leader causativi generano collaboratori causativi.

 Un leader effetto, scaricando perennemente le responsabilità sugli altri, indurrà anche gli altri a fare lo stesso, creando un vortice di lamentele, proteste ed accuse alle altre persone, considerate il fattore esterno che induce il problema. Un leder causativo induce invece  i propri collaboratori ed emularlo, diventando così a loro volta causativi, quindi responsabili, quindi pienamente coscienti della conoscenza e del lavoro da svolgere. Il leader causativo produce quindi collaboratori responsabili, preparati ed efficaci.

La causatività crea un’ottima leadership.

Il leader causativo si sente causa e responsabile del comportamento del proprio collaboratore e sente suo ogni successo, ma anche ogni sconfitta. Un collaboratore sottoposto ad un leader causativo in grado di prendersi le proprie responsabilità, in grado di trovare nuove soluzioni e nuove motivazioni, genererà nel collaboratore orgoglio di far parte del progetto, della squadra di lavoro. Al contrario un leader effetto sarà il classico capo, i cui dipendenti obbediscono perché non possono fare altrimenti o perché, giustamente, devono portare a casa lo stipendio.

Quale ambiente di lavoro sarà migliore e vincente?

Certamente quello organizzato da un leader causativo con i suoi orgogliosi collaboratori.

 

 

 

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